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PROGRAMMA POLITICO DEL MOVIMENTO GIOVANILE DEI POPOLARI UDEUR
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"Per una nuova stagione della politica"


SOMMARIO


 Ripartire dal primato della politica
 Europa, volano delle politiche di sviluppo
 Politiche di sviluppo per il Mezzogiorno
 Il diritto al lavoro
 Uno Stato sociale moderno
 Cultura e formazione al primo posto
 Conclusioni

Ripartire dal primato della politica


Le idee ispiratrici e fondanti del programma politico dei Giovani Popolari-Udeur trovano fondamento nei valori della democrazia, del rispetto, dell’equità, della crescita culturale, dello sviluppo economico e sociale, della libertà. Valori, intorno ai quali ruotano e confluiscono le culture e le sensibilità politico sociali dei Giovani Popolari-Udeur. Un programma che vuole essere il mezzo per realizzare quel ponte ideale che consenta l’incontro di due generazioni: la generazione che ha vissuto l’Italia dei Partiti e della partitocrazia, crollata negli anni 90, e quella che vive l’Italia delle coalizioni allo scopo di far cooperare le due generazioni e superare, così, le reciproche diffidenze per costruire, insieme, le regole nuove di un fare politica preordinato solo al bene comune e allo sviluppo del Paese. Un programma che vuole fare del Movimento Giovanile dei POPOLARI-UDEUR, il motore, il fermento per avere un progetto politico globale che miri alla cultura della progettualità, della legalità, della solidarietà, mettendo in luce il principio della sussidiarietà.

Esso vuole essere un contributo posto verso la creazione di un progetto autorevole che parta dalle piccole entità, che metta le radici nei valori veri, che senta la gente e non abbia paura e che faccia dei giovani il centro della politica. La nostra più alta ambizione è quella di " costruire" la base per una politica che si svolga nel rispetto del pluralismo e nel rispetto della collaborazione aperta a tutti, senza distinzioni. Per attuare questa nostra ambizione crediamo che sia necessario ripartire dal primato della politica e dall’assunto che la politica è giovane e che il giovane è al centro della politica con le sue idee, le sue capacità, la sua passione per la politica. Una politica che sia guidata dalla parola, una politica che sia capace di far comprendere alle persone che i loro problemi si possono affrontare e risolvere, che sia capace di interpretare i fenomeni, i bisogni della "comunità".

Una politica che sia capace di prevenire i disagi, che sia sinonimo di confronto e interazione con gli altri attraverso le coordinate della democrazia, della pluralità, della identità e del costante dialogo con la società civile.

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Pensiamo ad una politica di "civiltà"

Questa è l’idea permeante del nostro progetto che si basa sulla consapevolezza che la politica non si svolge solo all’interno dei partiti: la politica viene prima dei partiti e poi, dopo, all’interno di essi, ed è questo che ci spinge a pensare un programma innovativo nel genere e fondante un nuovo metodo maggiormente legato alle coordinate della "nuova generazione".
  Per noi giovani Popolari-Udeur la "Politica" è, ancora, un valore. Essa è qualcosa di più del singolo partito. Essa è, per noi, sinonimo di cittadinanza e il suo vero volto è la quotidianità di persone, di comunità, di modi di essere, di pensare e di vivere. Partendo dal valore fondante della Politica, con questo programma, vogliamo iniziare, come giovani popolari, un percorso innovativo dedito all’impegno politico attivo, al fine di interpretare e sviluppare questo volto quotidiano della Politica. Vogliamo operare, dunque, nell’ottica della buona politica fatta di lavoro sui problemi concreti della comunità, di rapporti con la gente per condividerne le speranze e le sofferenze, di scuola dura per essere capaci di proporre sintesi e mediazioni, di definizione delle decisioni secondo processi democratici che, partendo dalle cellule di periferia, arrivano alle istituzioni, da quelle più vicine ai cittadini a quelle più rappresentative del paese. Attraverso l’attuazione di questo programma vogliamo essere interpreti di queste esigenze. Vogliamo crescere, come giovani e come popolari, all’insegna di quel Popolarismo sturziano che ha costituito e costituisce, ancora, un metodo ed un modo per affrontare questi problemi. Da ciò nasce l’esigenza per noi giovani, oggi, di lavorare proprio nella direzione della ricostruzione di un rapporto, ormai, perduto con la gente, con la comunità. Occorre percorrere la strada di una nuova cittadinanza.
Se si vuole raggiungere l’obiettivo primario è necessario ripartire da alcuni punti fondamentali della teoria politica: dalla "società civile" e dalla "capacità progettuale".

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Società Civile

Ripartire dalla "società civile" per avvicinarsi sempre più al "giovane" e al cittadino che sono il tesoro di una entità partitica.
Per fare ciò è opportuno costruire una strada sicura per questo soggetto politico e siamo tenuti a farlo attraverso l’ascolto della gente, dei giovani. Le strade, i quartieri, gli ospedali, le Università, le associazioni sono i luoghi in cui dobbiamo riabilitare il buon metodo dell’ascolto per tradurre in programma positivo quello che di negativo ci viene rinfacciato. Perché solo se riabilitiamo il concetto, della democrazia matura, vista come partecipazione, come uguaglianza, come confronto, avremo buoni risultati. Siamo convinti che la piramide va costruita dalla base. Occorre instaurare nuovamente il rapporto con la gente e, soprattutto, con i giovani. Solo così, capendo i problemi possiamo partecipare, come realtà politica, alla scrittura di una nuova intesa sociale, alla quale dobbiamo aderire allargando gli orizzonti.

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Capacità progettuale

Il punto fondamentale dal quale nella società, vogliamo ripartire è quello del "pensare politicamente", che a sua volta , presuppone un iter basato sulla preparazione dei quadri e sulla meritocrazia, forti dell’idea che occorre avere il coraggio di rischiare nella capacità progettuale. Il ruolo di noi giovani, in questo quadro politico e momento storico, è quello di un superamento del concetto di una politica vissuta alla giornata. Per superare questa situazione, che ci deve pur vedere impegnati, perché non sfugga la quotidianità, bisogna puntare a degli obbiettivi chiari e certi.

Europa, volano delle politiche di sviluppo

Nella visione concettuale delle politiche di sviluppo pluridisciplinare crediamo che l’Europa debba rimanere la chiave di volta per le politiche legate allo sviluppo culturale e sociale dell’Italia ma, più in particolare, di sviluppo economico. L’integrazione europea è chiamata, oggi, ad una sfida ulteriore che passa per le direttrici di un processo che porta l’Europa verso una autentica unione politica.

A nostro parere solo l’Europa, oggi, può permetterci di recepire le risorse necessarie per far crescere le capacità del Paese nell’ottica dei tre elementi che, per noi, sono fondanti di una società in movimento: cultura, ricerca, sviluppo economico-occupazionale. Vediamo nell’Europa lo strumento attraverso il quale, oggi più che mai, si possa raggiungere l’esperienza politica di una integrazione nel segno della democrazia e dell’esperienza culturale del rispetto delle diversità.

Un’Europa, insomma, che sia il motore del governo democratico della globalizzazione. Un’Europa che sia il teatro del sistema dei diritti di cittadinanza, assieme a una più forte unione politica. L’Europa , per noi Giovani Popolari, non è solo quella dell’Euro ma è l’Europa dei cittadini. E’ l’Europa che amplia le possibilità di aiuto ai giovani per farli lavorare meglio, studiare meglio, muoversi all’interno dell’Unione e fuori utilizzando al massimo gli strumenti della cooperazione, dell’integrazione, della comunicazione.

Politiche di sviluppo per il Mezzogiorno

Siamo fortemente convinti che ci sia un Sud diverso da quello richiamato stereotipicamente. Siamo convinti che ci sia un Sud che vuole viaggiare con le proprie gambe verso il cammino difficile della ripresa. Siamo convinti che ci sia un Sud che vuole contare sulle proprie risorse umane e ambientali e che sta forgiando una classe dirigente capace di dialogare non solo con le aree più avanzate del Paese ma, soprattutto, con l’Europa dello sviluppo e delle regole di un mercato globalizzato. Ma nonostante ciò la realtà ci dimostra, però, che il Mezzogiorno continuerà a costituire, per il prossimo futuro, la sfida più difficile e impegnativa per la classe dirigente italiana. Occorre dare, pertanto, un segnale forte attraverso le politiche di riforma e le strategie di intervento che mirino a dare frutti e ad attivare forti processi di crescita. Siamo anche convinti che troppo spesso lo Stato non aiuta i giovani a poter essere imprenditori di se stessi: prova ne sia la scomparsa, ad opera di questo governo, dei programmi di simulazione d’impresa nelle scuole (IG STUDENT’S). Inoltre c’è una totale assenza di leggi che incentivino giovani con buone idee e poter tentare la strada del creare un’impresa. Non vogliamo nessuna assistenza ma la possibilità di crescere in autonomia. E chiediamo al governo di questo Paese di investire realmente sui giovani investendo 1% del P.I.L. nel finanziamento dei prestiti d’onore e degli incentivi per la creazione d’impresa e per l’imprenditoria femminile e giovanile. La scelta da compiere, a fronte dell’istituzione del coordinamento delle regioni del Sud, è quella di una forte accelerazione dei processi strutturali di riforma, al fine di incrementare, nell’ottica di una forte innovazione del sistema generale, la capacità di competere del territorio meridionale. Occorre, in tal senso: superare la condizione di assistenza e dipendenza promovendo uno sviluppo endogeno di propulsione, fondato sul coinvolgimento attivo dei soggetti pubblici e privati locali, sul patrimonio d’intelligenza ed intraprendenza dei giovani meridionali e sulla rete di piccole e medie imprese ormai cresciute in tutti i settori. creare azioni di sistema che valorizzino le risorse migliori del Mezzogiorno: Turismo di qualità; Beni culturali; Agricoltura; Ambiente; Ricerca.

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Recupero della infrastruttura civile

Vanno indirizzate le azioni di sistema per lo sviluppo del Sud verso la valorizzazione della infrastutturazione civile del Mezzogiorno. Una infrastrutturazione che richiede l’impegno di risorse e di innovazione per avvicinare agli standard europei la vivibilità e qualità delle città, le strutture dell’educazione, della ricerca, i servizi di assistenza alle persone e alle imprese. Inoltre, richiede un impegno riservato alla formazione delle molteplici risorse umane del Mezzogiorno. Serve, per il nostro Mezzogiorno, soprattutto, un miglioramento qualitativo di tutta l’offerta formativa dalla scuola di

base, alla formazione professionale, alle Università e una finalizzazione della formazione ad anticipare le esigenze di innovazione del sistema produttivo e sociale. La crescita del Mezzogiorno deve svolgersi attraverso un concordato di sviluppo che impegni tutte le autonomie locali e lo Stato. È necessario stimolare, a tutti i livelli, le capacità di autosviluppo-organizzazione del territorio, le forme associative per la produzione dei servizi e i consorzi fra imprese Università. Occorre, oltre ad avere più coraggio nello stabilire regole diversificate, riprendere la discussione con l’Europa con più convinzione e fantasia di quanto non si sia fatto finora e ammettere politiche differenziate nel mercato del lavoro.

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Il diritto al lavoro

Per l’Italia ed in particolare per le aree del Mezzogiorno è necessario avviare una visione ed un’impostazione innovativa delle politiche del lavoro. Essa deve essere attuata con il metodo della concertazione, che è fondamentale per la costruzione e attuazione di tutte le politiche sociali. La concertazione va seguita anche nei rapporti fra lo Stato e le Regioni che ora hanno acquisito competenze concorrenti in materia di mercato del lavoro. Occorre rivedere completamente le riforme avviate dal centro destra sui servizi dell'impiego. Essi vanno messi nelle condizioni di poter offrire a tutti informazioni e occasioni di lavoro e/o formazione, in particolare ai gruppi più bisognosi, come richiede l'Unione europea. Occorre alzare il tasso di occupazione per portarlo ai livelli richiesti dall'Europa. Per fare questo non bastano gli sgravi fiscali alle imprese. Anzi, darli in modo indifferenziato come fa il centro destra è controproducente. Servono, oltre ad azioni strutturali investimenti delle politiche occupazionali. Attraverso politiche specifiche indirizzate a dare ai giovani un capitale per favorire il loro ingresso nella vita adulta unificando le misure esistenti e rafforzandole; percorsi formativi, aiuti alle mobilità territoriali, premi di inserimento al lavoro; sgravi a favore dei giovani che avviano attività imprenditoriali. La nostra ispirazione postula la centralità delle politiche di istruzione e di formazione continua. Ciò significa più risorse alla formazione, ma anche maggiore attenzione ai percorsi formativi personali; alla iniziativa individuale nell'attuarli. La formazione lavoro deve diventare effettivamente un diritto accessibile a tutti nel corso della vita valorizzando le iniziative delle associazioni di categoria e gli enti bilaterali.

Uno Stato sociale moderno

L’attività politica, nel settore sociale, deve porsi verso l’indirizzo di promozione delle opportunità che contribuiscono alle politiche di welfare. Politiche che devono essere maggiormente personalizzate, decentrate e orientate non alla semplice assistenza, ma alla implementazione delle risorse personali dei singoli e delle famiglie. Priorità assoluta è la lotta alla povertà e all'esclusione sociale.
Contrariamente all’idea del centro-destra che si affida alla spontaneità della crescita economica e alla "elemosina",

noi dobbiamo mettere al primo posto delle nostre iniziative un complesso di interventi che coinvolgano soggetti pubblici e privati. Dobbiamo volgere il nostro impegno verso la realizzazione di uno stato sociale attivo che implichi il potenziamento delle attività promozionali delle opportunità e, inoltre, comporti la coniugazione delle erogazioni economiche alle prestazioni di servizi personalizzati, essenziali per rispondere ai bisogni delle persone e delle famiglie. La nostra idea di welfare deve avviare le risorse delle persone, degli utenti diretti e dei cittadini. A tal fine noi crediamo sia necessario consolidare un sistema di protezione sociale integrato in cui le realtà organizzate del Terzo Settore agiscono non solo come braccia del pubblico, come gestori, ma in qualità di soggetti che collaborano alla programmazione dei servizi e alla lettura dei bisogni dei cittadini. Crediamo in un idea di Stato sociale fondato sul principio di sussidiarietà.

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Cultura e formazione al primo posto

La cultura e la formazione sono al primo posto nelle scelte della politica dei giovani Popolari Udeur. La cultura, la formazione, la ricerca sono considerati da noi giovani popolari, un bene pubblico. L’accrescimento del livello culturale della popolazione è condizione necessaria dello sviluppo dei diritti di cittadinanza. La scuola, la formazione, la ricerca hanno bisogno di certezza di risorse, di un consistente aumento di risorse, al fine di creare un sistema di qualità, una sempre più determinata valorizzazione della professionalità dei docenti, dei dirigenti, di tutto il personale, nuove tecnologie. E' il sistema formativo la prima infrastruttura del Paese. Per questo vogliamo che trovino i fondi attraverso la lotta all’evasione fiscale e non l'aggancio delle risorse per l'istruzione e la ricerca alla crescita del PIL.

Le politiche per la scuola La scuola è al centro del sistema formativo ed assurge ad un ruolo, ormai fondamentale per formare non solo le competenze, ma anche le coscienze delle nuove generazioni. Si costruisce, infatti, nella scuola, la cultura del dialogo e dei diritti umani, l'idea del mondo unito, della collaborazione, della giustizia e della pace. Ma più in particolare alla scuola dev’essere affidata la missione di preparare i giovani a vivere l'Europa del futuro. Particolare cura si deve prestare ai nuovi saperi, estendendo l'insegnamento delle lingue europee ed extraeuropee, per favorire le politiche di scambio degli studenti. Occorre, nel pensare il sistema scuola, porre le persone al centro dell'investimento in educazione e formazione. Investimento in libertà e responsabilità. Vogliamo una scuola sicura e attrezzata, soprattutto per i giovani del sud Italia, che da troppi anni vivono la discriminazione di non poter avere le stesse possibilità che hanno altri giovani, sempre in Italia. Vogliamo dunque una scuola diversa, che attualmente è in una situazione disastrosa danneggiata ulteriormente dalla riforma Moratti che prevede si arrivi al sistema delle tre filiere: licei generalisti, licei tecnologici e licei professionali. Cosa si vuole nascondere dietro questi nomi? Un’assoluta preferenza per la gestione statale e un cinico disinteresse per la sorte di decine di migliaia di studenti "dispersi". Il paradosso è che al Sud gli alunni diminuiscono e crescono le cattedre mentre al Nord accade l’opposto. Ma stupisce che il Sud Italia sia nelle graduatorie al livello del Messico, mentre il nord occupa le zone alte della classifica La scuola deve agire come fattore di cambiamento, di superamento dei condizionamenti sociali, di accompagnamento della persona sui sentieri del mondo nuovo. Noi vogliamo favorire non solo la formazione di capitale umano per il lavoro e nel mercato, ma delle persone soggetti di cittadinanza attiva e consapevole: consapevoli delle responsabilità che hanno nei confronti della propria comunità e della più vasta comunità mondiale.

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Che idea di scuola?

La nostra un’idea di scuola si muove intorno a queste prospettive: una scuola per tutti, eccellente per tutti e non solo per alcuni; una scuola in cui la libertà di insegnamento è la condizione per la qualità, l'innovazione, la crescita professionale; una scuola non privatistica, non mercantile, non aziendalistica ma pubblica; una scuola la cui attività sia rivolta a valorizzare la cultura della ricerca rispetto alla cultura delle obbedienze, la progettualità, il confronto di idee per migliorare l'apprendimento; una scuola che sia legata a concetti di innovazione metodologica e disciplinare; una scuola che previene il disagio, l'insuccesso scolastico, la devianza; una scuola non più carente nell'educazione ai rapporti, nella socializzazione, nella formazione al principio di realtà; una scuola che sia fucina di progetti per la persona.

Vogliamo una scuola, insomma, degli insegnanti, degli studenti, delle famiglie. La scuola cui puntiamo è quella della sussidiarietà lontana dal centralismo regionale e dalle logiche privatistiche.

Una scuola libera, autonoma e democratica.

Una scuola basata su investimenti per il diritto allo studio. (Assegni di studio)

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L’Università e la ricerca.

Crediamo che sia giunto il tempo di considerare l'Università e la ricerca non più una questione solo nazionale, bensì, soprattutto, europea. E', oggi, infatti, in gioco la sfida intellettuale dell'Europa nel contesto dell'Occidente e del mondo. Il nostro pensiero è rivolto ad un tipo di Università del tutto autonoma e a reti universitarie di carattere europeo. Vogliamo un investimento straordinario nella ricerca. Ci batteremo per una sempre maggiore attuazione del principio costituzionale dell’autonomia dell’Università e delle istituzioni di ricerca scientifica e tecnologica, anche alla luce dei principi di sussidiarietà garantiti dalla riforma federalista. Occorre, oggi, uscire da una situazione di stallo delle risorse a favore dell’Università. Occorre rivedere i percorsi che portano alle nuove lauree di primo e secondo livello, la ridefinizione dei dottorati, l’avvio dei Master di primo livello e le ipotesi di quelli di secondo livello, la messa a regime della valutazione della ricerca. La formazione di base e quella di specializzazione, come pure la ricerca, devono essere sia competitive che anticipatrici rispetto alle dinamiche socioeconomiche. Questa opzione deve valere anche per la formazione e per la ricerca d’eccellenza. Occorre dare giusta qualificazione sia alla ricerca di base che a quella applicata: ambedue sono essenziali e complementari al procedere e alla qualità della ricerca. Semmai restano ancora tutti da esplorare gli strumenti organizzativi per portare a sistema tale complementarità.

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Conclusioni

I punti sin qui esaminati rappresentano le linee programmatiche, basate sul costituzionalismo liberale e sul riformismo sociale, che hanno il compito di predisporre il telaio e la prima trama di un tessuto programmatico per il partito e per le competizioni elettorali. Un programma che dovrà essere compiutamente elaborato e discusso nei congressi e nei consigli nazionali, negli ambiti provinciali, nelle sezioni. Dunque, un lavoro che è ancora agli inizi e per il quale è apparso utile proporre un nucleo identificativo, ragionato e organico, che rendesse chiare e confrontabili le nervature del nostro impegno politico. I giovani Popolari Udeur, con questo progetto politico, vogliono mettersi, oggi, su una strada di rinnovata azione politica e culturale. Vogliono mettersi sulla strada di una formazione civica adulta, di una chiamata alla responsabilità e di una pedagogia della cittadinanza. Essa potrà dirsi realizzata soltanto con l’accrescimento, visibile e verificabile, con la moralità dei comportamenti individuali attraverso un forte rifiuto dei machiavellismi abbracciando, invece, l’individuazione efficace e responsabile delle azioni collettive e politiche che favoriscano il benessere e il progresso umano di tutti i cittadini e con una selezione rigorosa di una classe dirigente che ritorni ad aver orgoglio del servizio al Paese.

Roma,li 20 giugno 2005
Per il Coordinamento di Studio
ANTONIO ROMEO

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